Di nuovo non ti ascolta? 5 errori educativi in fatto di disciplina
Il bambino non ascolta? Le ragioni possono essere molte, ma molto spesso il problema sta nell’educazione. Analizziamo gli errori più comuni che fanno sì che bambini non ascoltino i genitori e non rispettino le regole.
1. Mancanza di coerenza
Le regole cambiano da una volta all’altra oppure la regola resta la stessa, ma sono i genitori a trasgredirla.
Quando l’adulto modifica ciò che è richiesto al bambino senza spiegazioni, per quest’ultimo difficile capire cosa ci si aspetta da lui. Le regole vengono percepite come casuali e temporanee, perciò non sente il bisogno di rispettarle.
Cosa fare: stabilire regole chiare e stabili. Se è necessario cambiare qualcosa, parlarne con il bambino e spiegare il motivo dei cambiamenti.
2. Urla e minacce
Quando vogliamo ottenere obbedienza, come adulti ricorriamo talvolta a urla e minacce. Succede quando perdiamo il controllo e reagiamo in modo impulsivo al comportamento del bambino. Ma urlare non è uno strumento educativo: è uno sfogo emotivo. Spaventa il bambino e gli impedisce di capire cosa ha fatto di sbagliato.
Le minacce funzionano in modo simile: provocano ansia e paura di perdere l’affetto e il sostegno dei genitori, ma non insegnano la responsabilità.
Con le urla e frasi come “Se lo fai un’altra volta…” si può ottenere un’obbedienza immediata, ma nel lungo periodo questo danneggia il rapporto e porta a una perdita di contatto con il bambino.
Cosa fare: reagire con calma ma con fermezza. Al posto delle urla, fornire una breve spiegazione. Al posto delle minacce, parlare in modo logico delle conseguenze del suo comportamento.
Ad esempio: “Se non spegni il tablet, non avrai tempo per giocare prima di cena”.
3. Assenza di limiti
Tra i genitori moderni la tendenza è l’educazione dolce, che non prevede punizioni e un rigido autoritarismo, mantenendo però dei limiti e costruendo il rapporto sulla base del rispetto, del dialogo e del sostegno.
Ma se è il bambino a decidere quando andare a dormire, come parlare agli adulti o se adempiere ai propri doveri, non si tratta più di educazione dolce. In questo caso l’adulto rinuncia semplicemente al suo ruolo di guida.
I bambini hanno bisogno di limiti per sentirsi al sicuro e capire cosa è loro permesso e cosa no. Senza limiti si sentono smarriti e, privi di un riferimento, iniziano a comportarsi in modo incontrollato.
Cosa fare: formulare regole chiare e comprensibili e rispettarle.
Per esempio: “Scegli a cosa giocare, ma alle 21 si smette, perché domani hai scuola”.
I limiti danno un senso di sicurezza e aiutano a sviluppare l’autocontrollo.
4. Punizioni in pubblico
Un rimprovero davanti ai nonni o agli amici può sembrare innocuo, ma in realtà mina l’autostima del bambino, che si sente in imbarazzo e umiliato, perciò smette di ascoltare. Al dialogo subentra così la distanza.
Cosa fare: affrontare le situazioni difficili in privato. Anche quando si è arrabbiati, è necessario rispettare gli spazi personali del bambino.
5. Mancanza di dialogo
Quando il genitore dice: “Si fa come dico io”, non rafforza la disciplina né l’obbedienza, ma indebolisce la fiducia. Senza la possibilità di discutere le regole, il bambino non ne comprende il senso e quindi non vede perché dovrebbe rispettarle.
Cosa fare: discutere le regole insieme e tenere conto dell’opinione del bambino. Questo non significa permettere tutto, ma è importante ascoltarlo e cercare soluzioni insieme. Questo approccio rafforza la fiducia e aiuta il bambino a capire la logica delle regole e quindi a rispettarle in modo consapevole.
Impariamo a essere genitori ogni giorno, cresciamo insieme ai nostri figli e commettiamo errori. Per aiutare il bambino ad ascoltare, è importante anche rafforzare la disciplina. È importante però tenere presente che la disciplina non è un insieme di regole indiscutibili, ma nasce da fiducia, disponibilità e rispetto.
Nei prossimi articoli parleremo di altre ragioni che possono rendere difficile trovare un accordo con il bambino. Non ci stancheremo di ripetere che, se qualcosa non funziona, non significa che sei un cattivo genitore. Significa che è necessario provare un altro approccio, con il quale ce la farai.
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