Close
fb
0
Lista di controllo per genitori

Molla tutto quello che comincia: come aiutarlo

Settembre: «Voglio fare robotica». Ottobre: «Che noia». Novembre: la chitarra prende polvere accanto al kit da ricamo e agli sci, e tu stai contando quanto hai già speso in abbonamenti. Ti riconosci? Non sei un caso isolato, fidati!

È quasi normale

Negli Stati Uniti alcuni ricercatori hanno intervistato più di mille genitori i cui figli praticano sport. È emerso che i bambini abbandonano la maggior parte degli sport verso gli 11 anni e che in media restano circa tre anni nella stessa disciplina. Il motivo più frequente non è l’allenatore né il costo: il 36% dei genitori ha detto che il figlio ha semplicemente smesso di divertirsi o ha perso interesse.

Alla fine del 2025 lo scienziato tedesco Arne Güllich ha analizzato 19 studi su persone arrivate molto in alto, dai premi Nobel ai campioni olimpici e agli scacchisti. È emerso che chi si concentrava su un’unica attività fin da piccolo vinceva più spesso da giovane, mentre chi aveva iniziato più tardi e aveva avuto il tempo di provare cose diverse raggiungeva più spesso il picco in età adulta.

Questo non significa che si possa mollare tutto con leggerezza. Ma ora sappiamo che un bambino che ha provato tante cose non è per forza uno che «non porta a termine niente». Forse sta semplicemente cercando se stesso.

Perché i bambini mollano

  1. L’interesse va coltivato. È naturale che i genitori vogliano sostenere il figlio in qualsiasi iniziativa. Ha chiesto qualcosa sul calcio e tu sei già in negozio a comprare gli scarpini da professionista? Ha sentito un pianoforte dal vivo, ne è rimasto colpito e tu stai già cercando il numero di un insegnante privato? Calma. Lascia che il bambino e il suo interesse «maturino» in modo naturale. A volte è proprio la voglia dei genitori di «dare una mano» a uccidere la curiosità e la spontaneità sul nascere.
  2. Avete obiettivi diversi. Il bambino cerca il divertimento, il genitore si pone obiettivi come un diploma, un certificato o una vittoria. Quando l’attività smette di essere un gioco e diventa fatica, il bambino se ne va. Inoltre l’attenzione volontaria, cioè la capacità di concentrarsi anche su ciò che non è interessante o non riesce subito, cresce con l’età. Nei più piccoli dura poco, mentre gli adolescenti sopportano molto meglio la noia e la frustrazione.
  3. Mancano energie o motivazione. Vale la pena capire che cosa si nasconde dietro la parola «pigrizia»: mancanza di motivazione (anche per paura e ansia) oppure mancanza di forze. Un adolescente con verifiche, ripetizioni e allenamenti può semplicemente restare senza energie.

Quando preoccuparsi

Se il bambino ha perso interesse non solo per i corsi, ma anche per i giochi e per gli amici che prima gli piacevano, dorme male, è irritabile, si lamenta di stanchezza o è ansioso, conviene rivolgersi al pediatra o a uno psicologo dell’età evolutiva. Lo stesso vale se non riesce a portare a termine nemmeno ciò che gli piace e si distrae sia a casa sia a scuola. Non serve affrontarlo da soli: le diagnosi le fanno gli specialisti, non i genitori né gli autori degli articoli.

Cosa fare

  1. Prima capire il motivo, poi decidere. «Cosa non ti piace: l’allenatore, i compagni, è difficile, è noioso, sei stanco?» Da questa risposta dipende tutto il resto. Un conto è se non gli piace l’allenatore, tutt’altro se ha paura di perdere.
  2. Accordarsi in anticipo su una durata minima. Parlate delle condizioni prima di iniziare: gare, impegno, orari. Se l’attività è costosa, fissate una durata minima, per esempio un anno scolastico. Per i più piccoli può bastare un mese di prova: «Proviamo fino a Natale, poi decidiamo insieme».
  3. Non comprare subito l’attrezzatura e non pagare un anno intero di corso. Un violino costoso comprato prima che il bambino abbia capito se la musica gli piace davvero è la ricetta perfetta per litigi e delusioni da entrambe le parti.
  4. Non aspettarsi miracoli. Magari tuo figlio non diventerà un grande compositore o un calciatore famoso, ma voi (e lui) ci avete di sicuro provato.
  5. Aiutarlo a superare la crisi. La crisi è il momento giusto per semplificare il compito, mostrare un piccolo progresso e dire: «Adesso è dura, ed è normale. Capita a tutti».
  6. Lasciar andare senza drammi. Sì, a volte si può semplicemente mollare ciò che non piace. In fondo anche questa è una capacità utile: ascoltarsi e saper dire «no» al momento giusto.

Cosa non fare

  • Non appiccicargli l’etichetta «non porti a termine niente». Un bambino che ci crede smetterà di provare.
  • Non fare confronti con «la figlia della tua amica, che suona già Chopin».
  • Non costringerlo a tutti i costi. Come mostra un sondaggio, il motivo principale dell’abbandono è che il divertimento sparisce, e con la pressione non torna.
  • Non punirlo per la decisione di mollare. Se si prova vergogna, la volta dopo il bambino non vorrà nemmeno provare.

💡 Cosa dire ad alta voce: queste frasi aiutano a parlarne senza pressioni.

«Raccontami cosa, di preciso, ha smesso di piacerti».
«Proviamo fino a fine mese, poi decidiamo insieme».
«Anch’io ho faticato quando ho iniziato. È normale».
«Se smetti, penseremo a cosa vuoi provare dopo».

Fonti

Получите чек-лист подготовки к школе на свою почту
Read More
Download for free on iOS or Android
iphone-X
Mobile application Findmykids
See your child's movements on the map, listen to what is happening around the phone when you are not near. Send a loud signal if the child doesn't hear a call from you
Download for free on iOS or Android
Download app
iphone-X