Sicurezza online
Cosa fanno i bambini online e come parlarne con loro
I bambini di oggi vivono online come un tempo vivevamo nel quartiere: andando in giro, facendo sbagli, cercano di capire le cose. La differenza è che il quartiere è diventato digitale e stare dietro ai figli non è sempre facile per i genitori.
Si può avere la tentazione di andare da un estremo all’altro, come ignorare completamente la questione oppure controllare tutto. Nessuno dei due sistemi, però, a lungo andare funziona.
Il lato positivo è che la sicurezza su internet non dipende dai divieti né dalla costante sorveglianza. Inizia dai legami autentici: quando il bambino sa che se c’è un problema non deve affrontarlo da solo.
Fiducia e controllo: trovare l’equilibrio
È meglio iniziare il discorso sulla sicurezza online prima che succeda qualcosa: meglio quando i bambini sono ancora piccoli, più o meno quando prendono per la prima volta in mano un tablet per guardare i cartoni. Più il bambino cresce, più è difficile tenerlo sotto controllo e più è importante avere già costruito la consuetudine di parlare in modo aperto.
Parental control, limitazioni dei browser, orari per il tempo schermo sono tutti strumenti utili. Ma funzionano solo se ne parli con tuo figlio, che deve capire qual è il loro significato. Non dirgli “Vedo tutto quello che fai” ma “Voglio che tu sia al sicuro mentre impari a orientarti in questo mondo. Quando sarai pronto, penseremo a qualcosa di diverso”.
Per quanto tempo si deve mantenere attivo il parental control? Non c’è una risposta valida per tutti. Più tuo figlio riesce a gestire con sicurezza situazioni difficili e più si abitua a rivolgersi a te quando ci sono dei problemi, più tu puoi fare un passo indietro. Non è questione di età, ma di costruire la fiducia reciproca.
Ciò che ogni bambino deve sapere
Ecco alcuni principi da rivedere insieme regolarmente, iniziando da quando il bambino è piccolo:
Internet si ricorda tutto. Messaggi, foto, commenti, anche se cancellati, possono essere stati salvati e condivisi. Prima di postare qualcosa, è il caso di chiedersi: “Sarei contento se chiunque potesse vederlo?”.
Il vero anonimato non esiste. Essere scortesi online ha comunque delle conseguenze, a volte anche gravi. Le parole non scompaiono dopo che le hai scritte.
I dati personali devono restare riservati. Indirizzo di casa, nome della scuola, foto con tag della località, il percorso per andare a casa, la macchina parcheggiata all’esterno: tutte queste cose possono consentire a un estraneo di localizzare tuo figlio nella vita reale.
Non cliccare su link inviati da estranei. Anche se il messaggio sembra provenire da un amico o da un marchio di prodotti che conosce, tuo figlio non deve cliccarci sopra senza prima avere verificato direttamente con il mittente.
Non comunicare mai password o dati bancari. Mai a nessuno, per quanto convincente possa sembrarti la richiesta.
Avvisa immediatamente un genitore se qualcosa su internet ti sembra strano, sgradevole o spaventoso. Non cercare di affrontare la cosa da solo.
Attenzione alle truffe
Le truffe online che prendono di mira bambini e adolescenti stanno diventando sempre più diffuse e convincenti. Anche gli adulti possono caderci. Ecco alcuni esempi che è bene saper riconoscere:
“Hai vinto un premio”. Tuo figlio riceve un messaggio che dice che ha vinto un premio: deve solo inserire i suoi dati o pagare la spedizione. Ma in realtà non esiste nessun premio, è solo un modo per appropriarsi dei dati della carta di credito o di denaro.
“Vota per me”. Un messaggio che sembra provenire da un amico dice: “Aiutami, vota per me in un concorso usando questo link”. Il link conduce a un sito di phishing che ruba le credenziali degli account e quindi invia lo stesso messaggio a tutti i contatti di tuo figlio.
“Scarica questo gioco gratis”. Spesso il software scaricato da siti non ufficiali può contenere virus e malware che rubano le password e le credenziali degli account.
“So cosa hai fatto”. Un messaggio afferma di avere delle foto o delle informazioni su tuo figlio. Lo scopo è spaventarlo e indurlo a inviare denaro o altri dati personali. In questo caso, si tratta di ricatto ed è un reato.
La cosa da fare in tutte queste situazioni è sempre la stessa: non rispondere, non cliccare, non pagare e mostrare subito il messaggio a un genitore, anche se al bambino potrebbe sembrare più semplice cavarsela da solo.
Come parlare di queste cose facendosi ascoltare
Il momento perfetto non esiste. Un bambino piccolo potrebbe non capire ciò di cui stai parlando. Uno scolaro delle elementari si convincerà che non è una cosa che possa succedergli. Un adolescente alzerà gli occhi al cielo e sosterrà di sapere giù tutto.
Ma questo è il mestiere del genitore: a volte richiede di ripetere le stesse cose molte a volte affinché, quando arriva il momento giusto, tuo figlio si ricordi le tue parole.
Vediamo qualche consiglio per rendere questo discorso un po’ più agevole:
Chiedere invece di impartire lezioni. “Cosa va di moda su internet adesso?”, “Ti è mai successo che qualcuno che non conosci ti mandasse un messaggio?”: fai conversazione, invece di un monologo.
Meglio un discorso breve spesso che uno lungo ogni tanto. Una chiacchierata di tre minuti in macchina è più efficace di una lunga discussione seduti in salotto una volta all’anno.
Usare un esempio reale. Se senti parlare di una truffa, parlane: “Queste cose succedono. Tu cosa faresti?”.
Mantenere la calma. Se tuo figlio ti dice qualcosa di allarmante, cerca di non mostrargli questa impressione. Se vede che reagisci emotivamente, potrebbe pensarci due volte prima di venirtelo a dire la prossima volta.
Cose su cui è meglio mettersi d’accordo prima
Le regole che funzionano meglio sono quelle che avete elaborato insieme, non quelle semplicemente imposte.
Una frase in codice. Accordatevi su qualcosa che tuo figlio può usare all’interno di un messaggio o di una telefonata se si sente in pericolo ma non può dirlo direttamente. Una frase è meglio di una sola parola, perché è più difficile dirla inavvertitamente.
La regola del “mostramelo prima”. Se arriva qualcosa di sospetto, non rispondere, non cancellarlo, fallo vedere a un genitore. Uno screenshot costituisce una prova.
Non cedere ai ricatti. Se qualcuno ti minaccia di diffondere qualcosa di imbarazzante, pagare o accettare le sue richieste può solo peggiorare le cose. La mossa giusta da fare è dirlo immediatamente a un genitore. Potrebbe sembrarti che sia un terribile disastro. Non lo è. Queste situazioni sono risolvibili: esistono dei professionisti, delle possibili azioni legali e tu aiuterai tuo figlio qualunque cosa accada.
Dove e quando gli schermi sono consentiti. Fissare limiti chiari e prevedibili riduce i conflitti e fornisce a ciascuno un riferimento chiaro.
Cosa puoi fare oggi
Chiedigli della sua vita su internet – cosa fa, quali sono le tendenze – e ascolta cosa ti dice. Questa sarà la base per qualunque conversazione successiva.
Simula una piccola situazione, dicendo ad esempio “Se qualcuno ti manda un messaggio dicendo che hai vinto un nuovo cellulare, cosa fai?: discutetene insieme, evitando di dargli la sensazione che lo stai giudicando.
Proponi una frase in codice: senza pensarci troppo, qualcosa di divertente. Scrivetela.
Controlla le impostazioni della privacy sul telefono e negli account social di tuo figlio, ma fatelo insieme.
Imposta il parental control se non lo hai ancora fatto e spiega a tuo figlio cosa fa e a cosa serve, compreso quando prevedi di poter smettere di usarlo.
Lo scopo non è il controllo. È che tuo figlio sappia che, se ha un problema online, c’è un adulto al quale può rivolgersi senza aver paura delle conseguenze.
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