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Parenting Checklist

Spiegare a un figlio maschio che piangere è una cosa da uomini

Basta piangere! Non fare la femminuccia!”: molti bambini maschi da piccoli si sono sentiti dire frasi di questo genere. Agli uomini, infatti, spesso viene insegnato a essere forti in un senso distorto: non mostrare emozioni, non piangere, non lamentarsi. Ma la verità è che tutti hanno dei sentimenti e, se a un bambino non viene dato il diritto di esprimerli, le conseguenze possono essere negative e durature.

Perché ai maschi viene insegnato a trattenersi

Secondo un concetto malinteso, essere uomini viene a volte associato all’idea di essere controllati, impassibili, “fatti di ferro”. Queste aspettative emergono nelle frasi quotidiane, nelle reazioni degli adulti, nei gruppi di ragazzi coetanei.
Lacrime, paura, rabbia vengono percepite come “poco maschili” e il bambino interiorizza l’idea che mostrare emozioni sia qualcosa di cui deve vergognarsi.

Ma questa non è una caratteristica biologica: è un dato acquisito culturalmente. La repressione emotiva è un comportamento che si forma sotto la pressione dell’ambiente circostante e che però può essere sostituita da un atteggiamento più sano.

In che modo la repressione delle emozioni influisce sul bambino, ora e in futuro

Le ricerche mostrano che i maschi che non vengono sostenuti nell’esprimere le emozioni possono affrontare conseguenze a livello psicologico, fisico e relazionale.

Salute mentale:

  • maggiore rischio di depressione, ansia e isolamento emotivo;
  • ridotta capacità di riconoscere e nominare le proprie emozioni;
  • difficoltà a comprendere ciò che provano e a chiedere aiuto.

Salute fisica:

  • aumento del rischio di malattie cardiovascolari e infiammazioni croniche;
  • disturbi del comportamento alimentare e peggioramento della salute legato allo stress emotivo;
  • tensione emotiva accumulata che influisce sull’organismo.

Conseguenze sociali:

  • chiusura, aggressività, distacco;
  • difficoltà a costruire relazioni di fiducia;
  • sensazione di essere soli e privi di sostegno altrui.

Questi effetti sono confermati da numerosi studi clinici e longitudinali. Dimostrano che non è questione di debolezza, ma della privazione della possibilità di esprimersi apertamente.

Come proteggere il bambino dagli stereotipi

Anche se tu fai del tuo meglio per sostenere tuo figlio, il mondo circostante, composto da parenti, conoscenti, allenatori, insegnanti, può trasmettere messaggi opposti.

Ecco come è possibile reagire a questo tipo di situazione:

  • Stabilire dei limiti con calma e fermezza. Se qualcuno rimprovera tuo figlio perché si è messo a piangere, puoi dire serenamente: “Nella nostra famiglia è normale esprimere le emozioni” oppure “Non voglio che si senta in colpa perché ha voglia di piangere.
  • Sostieni subito il bambino. Anche se è ti stato possibile intervenire sul momento, dopo puoi rassicurarlo dicendogli: “Hai tutto il diritto di piangere. Io ti sono accanto e a me importa di come ti senti”.
  • Parlare con le persone vicine. Spesso certe frasi vengono dette per abitudine. Un dialogo calmo aiuta a spiegare perché per te è importante che il bambino possa essere sé stesso.
  • Costruire solide basi emotive. Aiuta tuo figlio a riconoscere le emozioni, a viverle con il tuo sostegno e a capire che sono gestibili. Sapere che in casa è compreso e accettato lo aiuterà a non vergognarsi di ciò che prova.

Cosa puoi fare già da ora

I genitori non possono cambiare il passato del bambino, ma possono influire sul suo presente e futuro. Il sostegno emotivo non richiede tecniche complesse, ma una presenza quotidiana affettuosa e disponibile.

Ecco alcuni semplici ma fondamentali suggerimenti:

  • Non dividere le emozioni in base al genere.
    I sentimenti non sono “da maschi” o “da femmine”. Paura, tristezza, gioia, tenerezza fanno parte della vita di ogni persona.
  • Non dividere le emozioni in “buone” e “cattive”.
    Rabbia, gelosia, risentimento non sono emozioni sbagliate, ma segnali. Invece di dire “Non arrabbiarti”, è meglio osservare “Ti senti arrabbiato perché…” e cercare insieme una soluzione.
  • Aiuta il bambino a parlare delle emozioni.
    Saper dare un nome a ciò che prova, ascoltare senza sminuire, essere presenti, non pretendere di risolvere, ma sostenere: tutto questo crea sicurezza.
  • Dai il buon esempio.
    I bambini imitano più quello che facciamo che ciò che diciamo. Dire “Sono triste” o “Sono stanco” è normale. È in questo modo che dai anche a loro il permesso di vivere le emozioni apertamente.

Le lacrime sono un modo per superare delle emozioni intense, non un segno di debolezza. Se permettiamo ai maschi di accettare le proprie emozioni, di provarle e di parlare apertamente, potranno diventare delle persone più autentiche ed è questa la vera forza.

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