Challenge pericolose: cosa possono fare i genitori
Alcune challenge diffuse su internet, come il train surfing (viaggiare all’esterno dei mezzi in corsa) o i selfie estremi, possono rappresentare un reale pericolo per la vita. È importante capire di cosa si tratta e come si diffondono: questo aiuta a notare per tempo eventuali segnali d’allarme.
Che cosa sono le challenge e perché i bambini vi partecipano
Le challenge pericolose sono “sfide” che un bambino o un ragazzo può ricevere tramite i social network o le app di messaggistica. Possono prevedere soffocamento, salti dai tetti, uso di sostanze, train surfing e altri comportamenti estremamente rischiosi.
Queste challenge compaiono su TikTok, YouTube, Telegram, Discord; se ne parla anche tra amici, compagni di classe e influencer.
I bambini più piccoli possono provare a parteciparvi per curiosità, per imitare i più grandi o per attirare l’attenzione. In questa fase la percezione del rischio è ancora poco sviluppata e manca quel “freno interno” che aiuta a dire di no.
Gli adolescenti possono esserne coinvolti dalla pressione sociale dei compagni, dal desiderio di primeggiare, dalla mancanza di cautela o dalla voglia di sperimentare sensazioni estreme. A questa età la capacità di prevedere le conseguenze non è ancora pienamente sviluppata, mentre il bisogno di essere accettati dal gruppo è molto forte.
Challenge più diffuse
- giochi di soffocamento;
- train surfing (viaggiare all’esterno dei mezzi di trasporto);
- selfie su tetti o in luoghi pericolosi;
- flash mob con autolesionismo (tagli);
- “staffette” alcoliche;
- “gruppi della morte”;
- trash stream;
- prove di resistenza: sopportare dolore, paura o pressione per ottenere like.
Come riconoscere se un bambino è a rischio
Il bambino non sempre dice apertamente di partecipare a giochi pericolosi, ma il suo comportamento può evidenziare alcuni segnali d’allarme:
- diventa più chiuso o riservato;
- mostra interesse per temi inquietanti o insoliti;
- evita le conversazioni, soprattutto su internet e sugli amici;
- compaiono segni inspiegabili sul suo corpo (lividi, tagli);
- cambia bruscamente di umore, comportamento o frequentazioni;
- guarda ripetutamente gli stessi video;
- usa parole strane o in codice.
Come parlare con un figlio delle challenge pericolose
Niente minacce, niente accuse, niente prediche: queste sono le regole principali. Meglio chiedere, ad esempio: Hai visto online dei video strani o spaventosi? Cosa ne pensi?”.
È importante ascoltare senza giudicare. Se la fiducia è già compromessa, il supporto di uno psicologo familiare può essere utile. L’essenziale è che il bambino sappia che non verrà rimproverato, ma aiutato.
Come proteggere tuo figlio
Anche se non noti segnali preoccupanti, è importante costruire in anticipo un rapporto di fiducia e un ambiente digitale sicuro. Seguire l’attività online di tuo figlio non significa controllo totale, ma partecipazione e dialogo.
Cosa possono fare i genitori:
- Interessarsi a ciò che il bambino guarda: discutere insieme i video, chiedere dei creator preferiti, guardare contenuti insieme e osservare cosa gli propongono gli algoritmi;
- Insegnare a valutare criticamente le informazioni online;
- Dare il buon esempio nei comportamenti digitali: cosa si pubblica, come si reagisce ai contenuti, chi si segue;
- Aggiungersi come amici o follower sui social e nelle app di messaggistica;
- Attivare il parental control, parlandone apertamente con il bambino;
- Parlare delle app prima di installarle e decidere insieme se scaricarle;
- Stabilire regole familiari per l’uso di gadget e internet.
È importante anche ricordare che il controllo nascosto e i divieti rigidi possono compromettere il rapporto di fiducia tra bambino e genitore.
Cosa è meglio evitare
- Non accedere di nascosto agli account personali del bambino né controllare le sue chat: la partecipazione attiva è più efficace della sorveglianza occulta;
- Non usare programmi nascosti di monitoraggio: minano la fiducia e non favoriscono l’autonomia del bambino;
- Non pensare che il parental control sia di per sé solo una soluzione: funziona solo insieme al dialogo e al sostegno;
- Non deridere né accusare il bambino se parla di video strani o del comportamento dei suoi amici;
- Non minacciare punizioni per la visione di contenuti dannosi: questo aumenta solo il fascino del proibito;
- Non scaricare tutta la responsabilità sulla scuola o sui social: il coinvolgimento personale dei genitori è fondamentale.
Non possiamo controllare tutto ciò che accade attorno al bambino, ma possiamo stargli accanto. Sono proprio la fiducia, l’attenzione e un dialogo sereno e sincero a poter fare la differenza.
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